Da che parte stai?

18 Dicembre 2023

Attacchi diffamatori, menzogne, calunnie, marginalizzazione: l’associazione studentesca R.U.N. Salerno denuncia di subire tutto ciò e chiede pubblicamente alle varie componenti accademiche di prendere posizione in merito all’accaduto. Asinu lo fa. Con un articolo che non sia di mero schieramento fine a se stesso (che neanche sarebbe possibile vista l’imparzialità dell’associazione) ma ponendo, come sempre, il fatto in chiave critica. Gli attacchi diffamatori, le menzogne e le calunnie costituiscono un genus a parte rispetto a quello della marginalizzazione e chiamano in causa le varie componenti accademiche in modo differente. R.U.N. Salerno, attraverso il comunicato reso pubblico, ha preso le distanze da un’accusa che veniva loro recata: quella di aver fatto uso di forza fisica.

Riteniamo che il giusto modo di comportarsi, in queste circostanze, lo prescriva lo spirito di legalità: le aggressioni fisiche, se verificatesi, vanno denunciate, ma alle autorità competenti, non a chi passa nei corridoi. Se non perviene alcuna denuncia ma al contempo se ne parla in giro, l’intento  non  può  che  apparire  malevolo:  lo si fa per sollecitare il giudizio di studenti, a cui si chiede di ergersi a paladini della morale e della giustizia pur non avendo assistito ai fatti e, forse, non conoscendo neanche i diretti interessati. Gli studenti e le studentesse non sono tenuti a dare alcun giudizio personale o morale su chi fa rappresentanza e su chi vive l’associazionismo. Sono elettori chiamati a votare i programmi e le idee, le proposte che possono favorire il loro percorso accademico e non ad esprimere il proprio voto secondo chiacchiericci e malelingue. I corridoi non sono, e non devono essere, campi di guerra, con divisioni in fazioni, dove ci si aggrega per intimidire l’altro/a e poi ergersi a rappresentanza della parte buona/migliore dell’Università.

Eccola, la marginalizzazione. Non abbiamo dubbi che R.U.N. Salerno la subisca. Non abbiamo dubbi che la  subiscano tutte le associazioni che lavorano negli ambienti ad alto tasso di competizione dove far parte di una realtà diventa una vera e propria etichetta da cui sembra sia sempre troppo difficile prendere le distanze. Accade nelle aule, ma anche in tutti gli altri punti di incontro. Tutto ciò rappresenta un modus operandi che forse poteva sortire qualche effetto intimidatorio ai tempi del liceo, ma all’università, ossia un luogo in cui si studia e in cui ci si forma migliorando se stessi sia nei contenuti che nei modi, dovrebbero prevalere le idee e la capacità di esprimerle rispettando l’altro. Constatiamo, ancora una volta, che l’associazionismo universitario di Salerno non riesca ad evolvere su questo fronte.

Eppure, dovrebbe: perché il senso di comunità, di dialogo e di apertura nei confronti dell’altro sta venendo sempre meno. Il pericolo è che accada ciò che già sta accadendo: l’associazionismo diventa motivo di divisione e non più di aggregazione. Riteniamo che su questo punto l’intero ambiente dell’associazionismo debba farsi portavoce di un atteggiamento di convivenza più sano e che abbia rispetto anche per coloro che non appartengono alla propria cerchia. In questo senso, siamo schierati. Speriamo di non essere gli unici.

Articolo tratto dal bollettino UNISA, MA TUTT’APPOST?

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