Ma tutt’appost? – Editoriale

18 Dicembre 2023

“Ma tutt’appost?” è una di quelle espressioni cariche di enfasi che si utilizzano verso qualcuno/a che sembra non rendersi conto della situazione in cui si trova. Prendiamo in prestito la domanda che rigiriamo direttamente alla comunità accademica di Salerno. Sicuri/e che vada tutto bene? Gli edifici hanno manifestato carenze strutturali con cedimenti e allagamenti, nelle Biblioteche non ha mai smesso di piovere, i trasporti continuano ad offrire servizi limitati rispetto all’utenza di riferimento, un attacco hacker ha causato il trasferimento di dati sensibili sul dark web, gli spazi adibiti allo studio scarseggiano anche più di prima, i criteri per l’assegnazione delle sedi in affidamento alle associazioni impediscono alle realtà che non fanno rappresentanza di coltivare progetti culturali, il diritto alla salute in Ateneo è stato ridimensionato, mentre quello psicologico sta finalmente venendo organizzato tenendo in considerazione le giuste esigenze della comunità studentesca, il Garante chiamato a difendere i diritti degli studenti non è mai stato nominato, il Consiglio degli Studenti continua ad essere una struttura senza alcuna  immagine pubblica che non sollecita la vicinanza degli studenti alla politica universitaria, il canale instagram di Spotted si conferma il principale luogo di dialogo tra studenti, l’elevato tasso di competizione tra le associazioni sta portando ad un clima tale da favorire la marginalizzazione di studenti, l’associazionismo diventa motivo di divisione  e  non  più  di   aggregazione, il mandato dei rappresentanti viene nuovamente prorogato, nuove elezioni sono in programma e questa volta gli aspiranti rappresentanti  avranno qualche  responsabilità in più per via di due importanti momenti che avranno luogo nel 2024 (visita commissione ANVUR) e nel 2025 (elezione Rettore dell’Università degli Studi di Salerno). Di tutto questo non si parla. Sebbene  ve  ne  sia     conoscenza, sebbene le cose si sappiano, e forse privatamente qualcuno/a ne parla, ciò che manca è proprio il dialogo pubblico. Il rendere noto ciò che si sa, ciò che gli studenti vivono tutti i giorni e di cui forse avvertono l’esigenza di parlare prima ancora che di vedere una soluzione realizzarsi. Il dialogo, il confronto, la comprensione sono ciò che più mancano in Università, ciò di cui più maggiormente ha bisogno la comunità studentesca. Serve a non sentirsi soli nel vivere una situazione, serve a costruire quel senso di comunità, serve a non accettare passivamente ciò che accade, serve a sentire ancora il disagio che si vive come la possibilità che qualcosa possa migliorare. Ma ciò non accade, e il timore è che a determinate situazioni ci si abitui così tanto da non sentire più l’esigenza di cambiarle. Non avvertire né rabbia, né delusione, solo rassegnazione. Proviamo noi a scuotere qualcosa, facendo una cosa tanto semplice quanto rappresentativa: ne scriviamo, ne parliamo. È il nostro progetto  associativo, ma è soprattutto il nostro modo di vivere con coscienza e consapevolezza il luogo  universitario.

 

Articolo tratto dal bollettino UNISA, MA TUTT’APPOST?

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