Quello su cui dovresti riflettere se hai letto questa notizia

26 Febbraio 2025

Oggi i giornali hanno raccontato il grande successo di una giovane studentessa di 20 anni: laurearsi in Filosofia in due anni, anziché in tre. Non è la prima, e purtroppo neanche l’ultima, notizia di questo tipo riportata dalle testate giornalistiche. È, quindi, il momento di decostruire queste narrazioni e provare a ragionare su cosa si cela davvero dietro una notizia del genere.

È utile notare che se c’è un articolo di giornale è perché al giornale la notizia è stata proposta: nessun giornalista partecipa a tutte le sedute di laurea in cerca della persona che si sta laureando prima. Quindi, nella maggior parte dei casi, sono le stesse persone che si laureano in queste circostanze a far presente che stanno raggiungendo un traguardo da record. Le stesse che poi, durante un’intervista, propinano slogan compassionevoli come “non è una gara”, “ognuno ha i suoi tempi” utilizzati solo per apparire umilɜ mentre, di fatto, si sta avallando la tesi secondo la quale la bravura in università si dimostra con la velocità con cui si sostengono gli esami e non con l’effettiva preparazione.

Se una triennale viene conclusa in due anni è perché è stata fatta una richiesta, e la richiesta è stata accettata. Non è una casualità, è qualcosa di voluto e deciso. Al titolo “a 20 anni è tra le più giovani dott.sse d’Italia” andrebbe aggiunto il sottotesto che “ha scelto di abbreviare di un anno il suo percorso” (che è diverso dal dire soltanto che “in due anni ha fatto tutti gli esami che avrebbe dovuto fare in tre”) e piuttosto chiederle “come ha fatto”, le andrebbe chiesto perché ha sentito la necessità di non seguire i tempi ordinari e perché ha ritenuto che laurearsi in due anni fosse meglio che laurearsi in tre. Storie come queste vengono giustificate dalla passione e dall’interesse verso la materia, e quindi il sottotesto (che altro non è che un pregiudizio) è che chi si laurea fuori corso o in tempo semplicemente non abbia abbastanza voglia o passione per bruciare le tappe.

Il desiderio di emergere è diventato così pregnante da pensare che per essere soddisfattɜ di sè non serva più solo laurearsi, o laurearsi in tempo, ma laurearsi prima dei tempi prestabiliti. Bruciare le tappe ed essere letteralmente un record, pur di essere qualcosa di più. Emergere, costruire se stessɜ, fare qualcosa di importante: sono pensieri che hanno forse tuttɜ, e a volte è proprio il desiderio di migliorarsi che spinge moltɜ a non voler assecondare le tempistiche prestabilite e a cercare il giusto equilibrio tra i propri interessi per essere persone complete e non solo “persone che si laureano”.

Tantissimɜ studentɜ si laureano dopo aver studiato e lavorato tantissimo su se stessɜ, ma non vengono premiatɜ né vistɜ da un sistema di valutazione che non premia la preparazione, ma solo chi ha fatto presto, svilendo tutto quello che è il percorso universitario e il percorso di crescita di migliaia di studentɜ.

Dietro a tutto questo, c’è sempre l’idea che si ha dell’università: per alcunɜ (quellɜ che premiano la velocità) l’esperienza universitaria deve essere breve (più breve possibile!) indipendentemente dai risultati raggiunti, per altrɜ (quellɜ che si relazionano con interesse all’ambiente universitario) il percorso accademico non è fatto soltanto di esami da sostenere in fretta e fuori ma, anzi, è fatto da tanti momenti di crescita personale e culturale che insieme alle esperienze di studio e di verifiche concorrono al formarsi di quel bagaglio culturale, formativo e di esperienza che dà allǝ studentǝ qualcosa in più rispetto al solo titolo di studio.

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